Mercante in Fiera a Parma: “L’Oro Matto” è il titolo della mostra del gioiello.

Sabato, 4 Marzo 2017 

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“L’Oro Matto e il gioiello-fantasia nella prima metà del Novecento”. È questo il titolo della mostra collaterale che si sta svolgendo in questi giorni presso ilMercante in Fiera a Parma al padiglione N.4 e che si concluderà domenica 5 marzo.  #Mercanteinfiera offre come sempre una vasta scelta di oggettistica, arredamento d’epoca ed una parte dedicata al Vintage.

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La mostra ‘’L’Oro Matto e il gioiello-fantasia nella prima metà del Novecento’’ che ieri ho avuto modo di ammirare, ha esibito alcune esclusive creazioni di bigiotteria che hanno segnato un’epoca che va dalla Belle Epoque al periodo della Dolce Vita, ossia, il periodo del dopoguerra Italiano. La mostra è stata curata dall’esperta Bianca Cappello, storica e critica del gioiello e da Letizia Frigerio, Direttrice del Museo del Bijou di Casalmaggiore.

I gioielli ci sono sempre stati e hanno segnato la storia, la società, immortalato momenti della nostra vita. In passato, i gioielli hanno reso uniche alcune dive del cinema che ben presto sono diventate delle vere e proprie icone di stile. Tra tutte, meritano menzione Audrey Hepburn nel celebre film “Colazione da Tiffany”. O l’adorabile Marilyn Monroe in “Diamonds are a girl’s best friend’’ con il suo meraviglioso anello ‘’Sfacciato’’. Ma ci sarebbero ancora tantissimi esempi.

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La bigiotteria al contrario della gioielleria, è sempre stata alla portata di tutti per questo la potremmo definire democratica. Questo assunto è dato dal fatto che è si è utilizzata una vasta gamma di materiali per realizzare bijou senza dimenticare l’expertise artigiano tipicamente italiano. Essa ha permesso a molte donne di poter indossare gioielli, anelli, spille e bracciali come le grandi signore. Basti pensare a come il gioiello sia stato sdoganata nella moda dalle grandi Donne dello stile come Coco Chanel che non si è mai vergognata di affermare, di indossare gioielli veri o finti. La bigiotteria Chanel è ancora oggi per molte donne un sogno e uno squisito capriccio.

Merita menzione per la grande rilevanza storica, il ‘’placcato oro‘’ inventato daGiulio Galluzzi nel 1882 a Casalmaggiore in provincia di Cremona, dove oggi sorge anche il Museo del Bijou, unico museo italiano dedicato alla bigiotteria.

L’esposizione “L’Oro Matto e il gioiello-fantasia nella prima metà del Novecento” ripercorre il periodo che va dalla Belle Epoque al dramma della guerra e spazia fino ad arrivare agli anni della dolce vita.

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Il percorso della mostra inizia dai gemelli da polso e sautoir in preziose perle di vetro murrino stile Grande Gatsby nei primi del 900; spille a “trina” di gusto edoardiano accostate a quelle degli anni 20, ispirate dai personaggi dei fumetti come il Signor Bonaventura o il neonato Micky Mouse. E se l’Italia coloniale è declinata nei bracciali e nelle spille di ispirazione africana, il periodo fascista è segnato dai richiami all’iconografia del regime e alle sue vantate glorie.

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L’esposizione comprende anche gli anni Quaranta e il periodo della guerra. In questa decade però la bigiotteria assurge ad un’altra tappa importante, infatti, guarda con attenzione e ammirazione all’alta moda e alla gioielleria. In quegli anni, a Parigi, la stilista Surrealista Elsa Schiapparelli era famosissima e ogni collezione era una vera rinnovazione e rivoluzione.

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Basti pensare all’abito a scheletro del 1938 in crepe di seta disegnato con Salvador Dalì, oppure al cappello a scarpa. Alcuni la adoravano, per altri risultava eccessivamente stravagante, altri ancora rappresentava una folle. Ma Elsa Schiaparelli  lavorò anche sulla bigiotteria e la mostra mette in luce alcuni pezzi come il “leone” della collezione Circus di Elsa Schiaparelli del 1938 e il famoso “oiseau en cage” (uccellino in gabbia) di Cartier disegnato da Jeanne Toussaint nel 1940 in occasione dell’occupazione di Parigi dai nazisti. Perché l’eccellenza artigiana, così come l’arte, serve a comunicare emozioni e sentimenti.

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Più la mostra prosegue più riesco a rendermi conto che la gioielleria ha proprio accompagnato la nostra evoluzione storica forse ancora più dell’alta gioielleria. Vengono esibite anche le collarette nate per esaltare le generose scollature degli abiti da cocktail, le spille in strass ideali a segnare gli esili giri-vita e la copia coeva della sontuosa collana che Richard Burton che comprò da Bulgari per Liz Taylor nel 1964 rendendo il sogno di un décolleté unico, alla portata di ogni donna.

La mostra si conclude con il periodo degli anni 60 e il boom economico. Questa produzione è firmata dai maggiori bijoutier italiani di metà Novecento, tra cui: Coppola e Toppo, Ornella Bijoux per Biki, (sarta milanese che ha plasmato l’eleganza della Callas), Emma Caimi Pellini e Carla Pellini, Giuliano Fratti, Ercole Moretti, Ferenaz ed i bijoux dell’archivio Ottavio Re.

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Mi sono molto emozionato a vedere questa mostra. Un mondo, quello dei gioielli e della bigiotteria, che conoscevo solo in parte e in me sono affiorati ricordi della mia famiglia, zie partite per Roma a cercar fortuna dopo la fine della seconda guerra mondiale e che successivamente hanno potuto collaborare come sarte a stretto contatto con le dive del cinema che indossavano proprio quelle meravigliose creazioni.

Addirittura, si usava acquistare riproduzioni dell’epoca come l’anello di fidanzamento di Grace Kelly. A distanza di anni ho voluto mantenere questa tradizione familiare e ho comprato un simil-anello a quello indossato da Kate Middleton appartenuto precedentemente a Lady Diana. I gioielli veri o finti che siano fanno parte della nostra vita, della nostra storia, del nostro modo di essere per farci sentire meglio, appagati ed in più c’è il desiderio, quella voglia di somigliare alle dive, che aimè è quasi impossibile ma si sa, chi smette di sognare e perduto.

 

Michele Vignali.

 

L’articolo lo trovate anche nella sessione ”Vintage-Amarcord” nel blog di Alvufashionstyle.

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