Nel guardaroba maschile l’eleganza è ancora di moda?

Giovedì, 19 Gennaio 2016 

 

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Negli ultimi anni, sempre più spesso, mi è capito di vedere uomini sempre meno eleganti, che indossano abiti eccentrici, goffi, over, strappati e poco curati. A differenza l’aspetto fisico, viene curato più di prima: basti pensare al tempo dedicato in palestra, presso centri estetici, piscine o centri benessere (un po’ l’invidio). Tuttavia, noto con amarezza che alcuni hanno perso il gusto per l’eleganza nel vestiario. Che noia! Tutti muscolosi ma con poco stile. Certo è meraviglioso per gli occhi di chi guarda ma manca quel tocco di charme che fa la differenza e soprattutto di stile!

Ma forse qualcosa sta cambiando. Durante la 91esima edizione di Pitti Immagine, ho notato che è tornata di moda la voglia di vestire bene, con giacche, completi e capi dal taglio raffinato, semplice e unico.  Vi dico che un po’ serviva un ritorno al passato, alla tradizione di capi sartoriali ben cuciti.

C’è da dire che il concetto di “ribellione” di alcuni canoni di eleganza cominciava ad essere scardinato già a metà degli anni Cinquanta in Inghilterra e successivamente ha raggiunto l’apice negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta. All’inizio esisteva un’unica distinzione tra movimenti giovanili che osavano nell’abbigliamento, con colori sgargianti, trame floreali fino ad arrivare allo stile più rock con borchie e giubbotti di pelle. Dall’altra parte esisteva invece una moda più conformista e tradizionale con giacche doppio petto completi di cappello e pochette. Tutto questo perché la società stava cambiando attraverso i miti della musica e gli attori del cinema, basti pensare a James Dean e ai Rolling Stones. Questi concetti di stile non sono mai passati di moda e ancora oggi vengono rivisitati da tutte le maison in chiave contemporanea.

La moda presentata a Pitti e che ho notato quest’anno è in sostanza quella che potremmo definire la più vicina a Re Giorgio Armani: con la sua giacca destrutturata per uomo e donna. Fodere e orpelli sono diventati elementi da destrutturare e non solo, Armani porta avanti il concetto del non colore come il bianco, nero, grigio, blu notte che lo rappresenta e il greige. Senza dimenticare che sempre Armani è riuscito a sdoganare la t-shirt di jersey come sotto giacca, indossata persino da lui, trasformandola nel suo biglietto da visita in diverse occasioni.

In sostanza, oggi la moda si può reinventare sui volumi, sui materiali innovativi sempre più e tecnici o su dettagli come ad es. un bottone particolare o un nuovo modo di indossare un capo, come è stato presentato a Pitti ultimamente: ho notato una giacca destrutturata a doppio petto indossata al contrario con il davanti trasformato in dietro. A volte la moda è strana ma Bella.

Vedremo dove porterà questa nuova eleganza. Mi auguro che possa essere una ventata di muscoli coperti da eleganti completi dal design pulito, sui toni del blu, con colletti inamidati bianchi e camicia. E per chi non ha i muscoli nessun problema, verrà sicuramente notato più per il fascino interiore, tutto da scoprire!

 Michele Vignali.

L’articolo lo trovate anche nella sessione Vintage-Amarcord nel blog di Alvufashionstyle.

VITTORIO CAMAIANI: intervista esclusiva a cura di M.Vignali e Alvuela F.

Lunedì, 9 Gennaio 2016.

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Stilista poliedrico, eclettico, dotato di un incredibile estro creativo, Vittorio Camaiani, è fautore di una prêt-à-couture originale che trae ispirazione dall’arte e dalla letteratura. Il dna stilistico e concettuale, si caratterizza di una grammatica tessuta e cucita ad hoc, tesa ad esaltare l’idea di una donna colta, sofisticata ma concreta.

 

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Ad alimentare la fervente passione per la moda è stata l’esperienza professionale vissuta nel 1984 con il Maestro Massimo Fioravanti. Nel 1988 Camaiani appassionato d’arte, dotato di uno spiccato gusto estetico, inizia la sua attività sperimentando uno stile inedito: seducente, solenne, dall’accento ironico e dal piglio artistico.

Con audacia e spirito imprenditoriale, reinventa la formula-evento itinerante “Atelier per Un Giorno”, in diverse città italiane, presentando in sfilata le collezioni, trasformando il backstage in un’ideale sartoria e offrendo alle clienti più affezionate la possibilità di visionare e misurare le bellissime creazioni in anteprima.

Io e Michele Vignali abbiamo incontrato virtualmente Vittorio Camaiani per un’intervista esclusiva.

(M. Vignali) Che importanza ha avuto l’arte nella sua vita e quanto ha influenzato le sue collezioni?

L’Arte è stata per me “ossigeno puro” fin da bambino, quando cercavo e trovavo la bellezza nel guardare qualsiasi forma portasse all’Arte…la stessa che oggi respiro nel mio lavoro, la stessa a cui ho dedicato molte collezioni.

(M.Vignali) Esiste un dipinto o un artista che ha lasciato un segno nel suo modo di creare?

Sono molti ma forse, dovendone scegliere uno, direi Caravaggio. Spero sempre che un po’ della luce straordinaria dei suoi dipinti possa toccare i miei abiti.

(M.Vignali) Gli e-commerce on line hanno rivoluzionato il modo di acquistare capi d’abbigliamento e accessori. Come è nata l’idea di un atelier itinerante e chi è attualmente il cliente tipo di Vittorio Camaiani?

Sì, è vero, viviamo nell’epoca del comprare senza toccare, ma i miei AtelierPerUnGiorno sono piccole passerelle dove, come avveniva una volta, le signore possono toccare di persona i tessuti, misurare i nuovi modelli e acquistare o ordinare un capo su misura. Gli Atelier Per Un Giorno sono nati proprio per avvicinare la cliente al capo, farle vivere la magia del dietro le quinte di una collezione, abbattere quella distanza tra prodotto e compratore che troviamo nel mondo della moda di oggi. La mia cliente tipo? Una donna che oltre ad un abito vuole indossare un racconto. Ed è un racconto interpretato anche da lei.

(M.Vignali) L’Atelier nella storia del costume, oltre che un laboratorio sartoriale, ha rappresentato nell’alta borghesia un luogo di ritrovo dove poter interagire, scambiare opinioni e confidenze tra clienti. Cos’è l’Atelier oggi?

Una volta in realtà le signore avevano più tempo da dedicare ai momenti salottieri negli atelier di moda, si abbandonavano a confidenze con il sarto mentre provavano nuove mise e lui diveniva custode anche di piccoli segreti. Era un rapporto più intimo e personale, che certamente oggi è praticamente scomparso nel mondo della moda.

La donna moderna è più impegnata, lavora, deve mantenersi in forma, ha una famiglia, apparentemente non ha “tempo da perdere” quando acquista un capo.  Tuttavia devo dire che nel mio atelier la magia dell’incontro personale esiste ancora e certe dimensioni del passato tornano in un certo senso in vita.

Questi momenti per me sono importanti perche’ mi permettono di capire meglio le esigenze della donna di oggi.

(M.Vignali) Le dinamiche di fare moda sono profondamente cambiate. Le maison sostituiscono spesso i direttori creativi per sperimentare e innovare. Alcune vorrebbero addirittura eliminare questa figura storica. Cosa ne pensa?

Lo Stilista? Potrei sembrare di parte…ma lo trovo ancora una figura insostituibile.

Anche se nell’accezione odierna il direttore creativo è lontanissimo dalle figure di quei grandi pionieri del passato che hanno rivoluzionato l’intera industria-moda creando prodotti con un’ anima. Ma permettetemi di dire che nella storia della Moda rimarrà sempre una figura essenziale, sia che sia seduta ad un tavolo a pianificare strategie di marketing con i manager di un gruppo, sia in un piccolo atelier di nicchia. Sarà sempre la lampadina che illumina la moda, oggi e domani.

(Alvuela F.) Ci racconti del suo processo creativo. Come nasce un’idea?

Le mie collezioni sono spesso tessute da un’emozione prima ancora che da una stoffa. E’ l’emozione che mi guida nel processo creativo. Mi spiego, una collezione come “Gocce dalle nuvole di Magritte” nasce dall’emozione che mi ha prodotto un dipinto di Magritte, accompagnato dall’ascolto del celebre “Nel blu dipinto di blu” di Modugno. Sono queste emozioni estetiche che mi hanno permesso di creare.

(Alvuela F.) La moda: Arte o Industria?

E’ un’altalena che genera un movimento che fa bene ad entrambi. Perchè l’Arte dà quell’elemento in più che fa bene all’industria, motore della nostra economia e dimensione imprescindibile nell’ambito moda. Si tratta a mio parere di un arricchimento reciproco in cui l’uno non esclude l’altro.

(Alvuela F.) I suoi capi sono stati indossati da donne dotate di una spiccata personalità come Marina Ripa di Meana. Secondo lei, è l’abito a esprimere il carattere della persona o viceversa?

La donna è sempre l’anima che indossando l’abito lo conduce, lo esprime. Ognuna alla sua maniera, aggiungendo il suo tocco personale. La moda è strumento espressivo, è un completamento della personalità in un rapporto dialettico.

Le donne che come Marina hanno una personalità forte possono servirsi dell’abito per esprimere quella stessa forza, scegliendo il capo che meglio si adatta alle loro caratteristiche profonde. Ma vi dico che quando guardo le mie creazioni indossate da donne diverse trovo bellissimo che uno stesso abito possa essere funzionale all’espressione di personalità tra loro diversissime.

(Alvuela F.) Quale delle sue collezioni la rappresenta di più?

Non saprei dire…ognuna a suo modo mi appartiene, esprime in modo diverso una sola tensione creativa ma per voi scelgo la mia collezione dedicata a Venezia dal titolo “Lo Sguardo sulla Laguna”, un viaggio passionale dove la mia matita ha in alcuni momenti superato anche il corpo ed è diventata quasi simbolica.

Alcuni abiti erano talmente dedicati al fascino che Venezia esercita da sempre su di me al punto che, forse non tutti l’hanno compreso, personalmente erano da brivido sulla pelle.

(Alvuela F.) Quale, tra le celebrità internazionali, vorrebbe un giorno vestire?

Oggi direi Cate Blanchett, diva dal fascino understatement, domani chissà…

L’intervista la trovate nel Blog di Alvufashionstyle.

Addio allo stilista Angelo Marani.

Domenica, 8 Gennaio 2017. 

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In ricordo a Angelo Marani,

Ciao Angelo. Come tutte le grandi persone sei andato via in silenzio senza fare rumore. Anche se dentro ai tuoi fans hai lasciato un grande vuoto.

Amava definirsi prima imprenditore e poi uno stilista, anche se preferiva essere ricordato come artigiano. La moda di Angelo Marani era raffinata, semplice, elegante, rock, creativa ma allo stesso tempo funzionale. Traeva ispirazione da tutto un quadro, un libro, un periodo storico o grandi donne. La sua che apparentemente era una moda semplice era ricca di lavoro, ricerca e innovazione. Marani Inizia a muovere i primi passi nel mondo della moda ventenne, quasi per caso, in quanto conosceva il tedesco e così veniva chiamato per tradurre le direttive all’interno delle aziende tessili di Correggio dove i tedeschi acquistavano la maglieria.

Si appassiona al mestiere e avvia una società di consulenza decidendo alla fine di mettersi in proprio. Nel 1969 fonda la sua azienda la Marex, costruita con impegno e sacrificio viste le umili origini dello stilista. La Marex acronimo di Marani export era specializzata nella creazione di filati, tessuti stampati e maglieria di alto livello. Marani è stato il primo a usare le tecniche di stampa per foulard sulla maglieria, a placcare il tricot, a fare pullover leggerissimi usando vecchie macchine inglesi costruite per tessere per collant velati.

Era particolarmente orgoglioso di quest’ultimo procedimento, diventato uno dei simboli più riconoscibili della sua moda, anche perché aveva ritrovato quegli enormi telai in disuso in tutto il mondo per recuperarne a sufficienza, ingaggiando i meccanici in pensione che ne conoscevano il funzionamento per risistemarli.

Angelo Marani è stato l’inventore dei Jeans elasticizzati e stampati sempre per il concetto a cui lui era molto legato ossia moda funzionale. Un altro punto su cui ha sempre insistito è stata l’educazione delle nuove generazioni: faceva parte del board dei consulenti per il knitwear della Central Saint Martins di Londra, la scuola di moda più prestigiosa, e regolarmente ospitava in azienda i neo-diplomati interessati all’argomento, per insegnare loro tecniche e segreti: una generosità rara in questo ambiente.  Di recente è uscito anche il libro Angelo Marani Forty Years of fashion scritto da Fabriano Fabbri in cui si ripercorrere la carriera dello stilista tra stampe da lui realizzate e quel tono di Amarcord per il passato. Marani è un grande Appassionato collezionista d’arte contemporanea italiana, passione trasmessa da un insegnante. Nella sua collezione ci sono opere di Rotella e Guttuso. Marani è sempre stato una persona forte e battagliera infatti non si è mai fermato, nemmeno quando la malattia si è fatta viva, fino al suo ultimo addio di mercoledì 4 gennaio 2017.

Sono molto legato ad Angelo Marani ho mosso i miei primi passi alla fashion week grazie a lui, invitandomi nel parterre delle sue sfilate dove ho avuto modo di incontrare un po’ tutti da Marta Marzotto a Enzo Miccio passando per Carla Gozzi e arrivando a Amii Stewart.  Ricordo la bellezza del a backstage quando lo andavo a salutare per congratularmi con lui della bellezza che riusciva a regalarci sempre durante la sfilata e lui mi stringeva la mano e sorrideva con quel sorriso contagioso.

Ci lascia così Angelo Marani, nel ricordo della sua frase più celebre: ‘’Credo nella bellezza, credo nell’arte, credo nel Made in Italy.”

Michele Vignali.

Questo Articolo lo trovate anche nella sessione Vintage-Amarcord nel blog di Alvufashionstyle.

Storia delle Slingback Chanel.

Lunedì, 31 ottobre 2016 

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Le calzature sono da sempre considerate un accessorio indispensabile, quotidiano, elemento essenziale di qualsiasi guardaroba femminile, un amore folle che può sfociare talvolta in una vera dipendenza.

Per questo oggi vi racconto la storia delle Slingbacks di Chanel, iconiche, uniche e mai banali, perché un pezzo firmato Chanel ha sempre quel valore aggiunto. Fu proprio la signora dello stile ad affermare nel 1957, a proposito delle sue Slingbacks che: «Si esce la mattina in beige e nero, si pranza in beige e nero, si va ad un cocktail in beige e nero. Si è eleganti da mattina a sera!».

La sua celebre décolleté Chanel venne realizzata proprio in questa doppia nuances ed era dotata di cinturino e tacco quadrato.  Erano gli anni Cinquanta, l’epoca in cui tutte le scarpe erano monocromatiche e sempre abbinate al colore del tailleur, come ad esempio quelli di Christian Dior, che aveva una predilezione per il tutto abbinato.

Coco riesce a cambiare, reinventare un nuovo dna dello stile, liberando le donne dai rigidi codici di un gusto antiquato rispetto ai tempi. Il modello bicolore presenta un vantaggio estetico significativo: il beige allungava la gamba, mentre la punta nera assottigliava il piede. Inoltre, la parte anteriore era astutamente protetta dall’usura naturalmente causata dal tempo e dalla strada. Il cinturino offriva una grande libertà di movimento, e il tacco quadrato di 5 cm era stato ideato per assicurare un comfort perfetto, nel contesto del nuovo stile di vita delle donne.

Mentre “la nuova scarpina di Cenerentola”, come amava soprannominarla la stampa, faceva il giro del mondo ai piedi delle stars come Brigitte Bardot e Jane Fonda approdando anche in tempi più moderni ai comuni mortali, il modello di base lasciava spazio a sottili declinazioni cromatiche: pelle beige con punta blu marine, marrone e dorata. Stagione dopo stagione, poi, la punta si vestiva di satin nero e pelle argentata, si arrotondava o si allungava, cedendo al vezzo di un piccolo fiocco.

Ancora oggi questo modello iconico di décolleté è tornato a dettare legge grazie a Karl Lagerfeld proponendola per la collezione Autunno-Inverno 2015-16 affermando che: «La slingback si è trasformata nella più moderna delle calzature e conferisce slancio ed eleganza alla gamba».

Le décolleté Chanel le adoriamo e veneriamo proprio per questo spirito moderno, pratico e iconico a cui non possiamo assolutamente dire di no! La mia bisnonna, a proposito, mi raccontò di una sua carissima amica di lettera che viveva a Parigi. In una delle tante corrispondenze le descrisse minuziosamente l’eleganza delle signore che amavano vestire Dior con ai piedi le celebri calzature Chanel per risultare sempre sofisticate, libere e mondane. Possiamo solo immaginarle… Che meraviglia!

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Michele Vignali.

L’articolo lo trovate anche nella sessione Vintage-Amarcord nel blog di Alvufashionstyle

Ecco perchè piace lo stile di Agnese Renzi.

Giovedì, 20 Ottobre 2016.

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Basta, non se ne può più di leggere commenti, articoli, battute e parole scandalose contro la first lady Agnese Renzi. Non si possono sentire queste frasi sessiste, agghiaccianti del tipo: “brutta”, assomiglia a Vladimir Lussuria e potrei continuare così all’infinito. I miei occhi hanno letto tanto orrore che la mia mente poi in parte ha volutamente rimosso. Per fortuna, perché non voglio essere così acido come tanti.

Non siamo tutti belli, perfetti, atletici e da copertina. Esiste anche un’altra bellezza, quella interiore e rispecchia l’intimità di coloro che preferiscono rimanga tale, senza dover postare o mostrare in pubblico. Molti la criticano di non avere lo stile per rappresentare l’Italia ma ci tengo a dire che non tutti aspirano a diventare le mogli di un Presidente del Consiglio eletto o non eletto.

La signora Renzi fa poche apparizioni pubbliche con il marito ma per sua scelta, visto che conduce una vita dedita al lavoro di insegnate, figli e famiglia. Ma ora andiamo ad un altro tasto dolente che ha fatto inferocire i social e puntare il dito su alcuni abiti, che per molti, sarebbero risultati “sbagliati” e poco rappresentativi del gusto italiano.

La first lady ha indossato capi di Valentino ed Ermanno Scervino. Vi ricordo che a disegnare Valentino c’è lo stilista italiano Pierpaolo Piccioli, acclamato in tutto il mondo per la sua ultima collezione. Dunque lo stile italiano non è passato di certo in secondo piano, anzi, a mio parere è stato ben rappresentato. Inoltre, Agnese Renzi, che vive a Pontassieve in Toscana, non poteva che preferire lo stilista fiorentino Ermanno Scervino.

Le critiche muovono perché si insinua abbia selezionato abiti troppo semplici rispetto alle pompose occasioni, a volte pacchiani, per alcuni addirittura poco femminili che non la valorizzano e infine eccentrici.

Io credo che tutto questo accanimento nei confronti di Agnese Landini sia a causa del suo cognome acquisito “Renzi”, perché moglie di un presidente che non piace proprio a tutti ma riguardo al gusto nello scegliere i vestiti e come Donna e madre, io credo che meriti più rispetto.

Ha preferito capi che la facessero sentire a proprio agio e si è sempre dimostrata elegante, semplice e garbata, mai fuori posto. Bisogna anche apprezzare la scelta di essere rimasta sé stessa nonostante i continui flash e i riflettori puntati nella sua vita privata. La notorietà non l’ha stravolta facendola diventare una “Vip” alla moda ma ha sempre mantenuto canoni estetici classici e mai banali. Inoltre, è una donna che ha sempre pensato più all’essenza, alla cultura, che all’apparenza.

Per questo cerchiamo di essere più comprensivi, senza affondare con la cattiveria, cerchiamo di vedere i lati positivi della persona e non sempre quelli negativi.

Molti diranno sono giovane e inesperto per scrivere queste parole ma Noi Giovani dobbiamo imparare a essere meno superficiali e più consapevoli delle nostre idee. Per questo brava Agnese Landini Renzi per averci fatto vedere che non tutti sono delle attrici e modelle da copertina ma che la vera bellezza ESISTE IN NOI, NELLA NOSTRA CULTURA E NELLA NOSTRA FORZA.

Agnese Renzi e Michelle Obama

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La mia Milan Fashion Week!

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Vorrei vivere la mia vita come se fosse una milan fashion week! In quel mondo incantato, magico che per me è la moda, tra presentazioni, sfilate, foto di street style, cambi look ma soprattutto, per condividere le emozioni più belle con le persone speciali che non vedevi da tempo.

La fashion week ti travolge in un turbine di sensazioni a cui non voglio e non potrei mai rinunciare. Posso affermare con certezza che la moda ha per me una proprietà curativa, dovuta al fatto che riesce a trasmettermi non solo bellezza ma anche gioia di vivere e creatività.

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Per noi appassionati, sono giornate molto intense ma ogni volta è sempre un’esperienza diversa, toccare con mano tutti quei meravigliosi pizzi, merletti, sete… E poi le modelle che sfilano con grazia su una passerella e penso a quanto lavoro e ricerca di tessuti c’è dietro una creazione. Eppure, sono solo dieci minuti di sfilata e ciò che mi rammarica, è vedere l’intero parterre, tutto intento a fare dirette o a postare sui social, guardando la sfilata sullo schermo del proprio smartphone, così che a fine sfilata nessuno applaude lo stilista, avendo le mani impegnate dalla tecnologia.  Per me questo è un po’ triste e mi chiedo: “Perché oggi la moda si è ridotta alle sole visualizzazioni di un post o di un video?”.  Le risposte sarebbero tante e diverse, servirebbe un approfondimento a parte.

Come ogni anno la settimana della moda a Milano è ricca di eventi, sfilate, party esclusivi a cui tutti vorrebbero partecipare ricevendo quel fatidico invito per essere super top.

La mia settimana è iniziata mercoledì e si è conclusa lunedì. Durante questi giorni, ho avuto l’opportunità come ogni anno, di partecipare e farmi “Curare” dalla bellezza della moda e del fashion system.

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Il mio arrivo a Milano è avvenuto giovedì pomeriggio per la sfilata dello stilista emiliano, Cristiano Burani, che da diversi anni presenzia in calendario con laCamera della Moda e sfila in Piazza Duomo nello spazio Arengario. Burani ha presentato una collezione molto fresca e colorata e le righe sono state protagoniste sui capi taglio street e over. In un altro post descriverò tutti i dettagli.  Per l’occasione, ho indossato un look bianco e nero abbinando dueborse vintage di Versace. Vi chiederete come mai due borse? La risposta e semplice! È il nuovo trend autunno-inverno.  Alla sfilata erano presenti la mitica Carla Gozzi, che ho rivisto molto volentieri e il suo partner televisivoEnzo Miccio. Ragazzi, che stile!

Sono tornato a Milano domenica, in compagnia della mia cara amica Federica Pilotti, personal shopper e consulente d’immagine per la sfilata di Alberto Zambelli e le presentazioni di Rossella Jardini e Bertoni 1949. Anche questa è stata una giornata bellissima e travolgente, soleggiata e colorata e il nostro look ha colpito molto!  Io ho anche indossato una mia creazione, come potete vedere dalla foto, indosso la mia giacca con bottoni. Mentre, la mia amica Federica Pilotti, aveva una meravigliosa gonna con motivi floreali.  La mia ultima giornata alla Milan Fashion Week è stata caratterizzata dai colori, da un gusto moderno ed elegante.

L’emozione più bella è stata quella vissuta durante l’incontro con Rossella Jardini la signora della moda che per vent’anni è stata direttore creativo e icona di Franco Moschino e che dopo l’addio al brand ne ha fondato uno suo che rispecchia tutta la sua essenza e forza. È stato meraviglioso poter parlare con lei!

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La mia MFW si è conclusa così sul treno da Milano a Parma con una mente piena di idee e positività. Mi guardavo attorno ed ero felice, sorridente come quando da piccoli si mangia lo zucchero filato oppure si giocava alle giostre. È proprio vero, Karl Lagerfeld direbbe ‘’ La moda non è né morale né immorale, però è fatta per tirare su il morale.’’

Nei prossimi post vi racconterò nel dettaglio tendenze e sfilate! Stay tuned!

Michele Vignali.

l’articolo lo trovate anche nella sessione Vintage-Amarcord di Alvufashionstyle

Il camper sempre più Fashion.

Sabato, 17 Settembre 2016 

 

Un’articolo un po’ nuovo fresco e moderno e mani banale. Chi avrebbe pensato che il camper sia così veramente fashion e vicino alle tendenze moda Autunno-Inverno 2016-17 forse solo io ? allora vi invito a leggere questo racconto di una giornata passata alle Fiere di Parma insieme al mio amico camperista Cristiano Giammaria Fabris. Il post lo trovate sul suo blog Liberamente In camper.

Tutto segue così!

 

”Oggi vi porto nei padiglioni della Fiera di Parma in compagnia di Michele Vignali, fashion blogger, a cui ho chiesto di vedere un parallelo tra i “nostri” camper e la moda. Ne è nata una giornata davvero divertente tra colori, tessuti e ambienti. Ecco il pensiero di chi non è un camperista, ma vive come seconda pelle, la moda.”

 

Ho camminato per i padiglioni delle fiere di Parma, in occasione del Salone Internazionale del Camper, un evento di grande successo che da diversi anni accoglie sempre un grande numero di espositori e visitatori incuriositi dalla magia del viaggio comodo e allo stesso tempo pratico:  perché si sa benissimo che il camper è una casa a quattro ruote! In questo percorso tra espositori di tutto il mondo ha catturato la mia attenzione il  design degli interni, soprattutto delle fantasie dei tessuti che  fanno riferimento a quelli usati dai grandi stilisti per le loro collezioni. Ce n’è per tutti i generi e i gusti: si parte con una tonalità di grigi che rievocano l’eleganza formale di RE Giorgio Armani, il bianco ottico della pelle ispirato a Laura Biagiotti, le maxi fantasie ad omaggiare Dior come ad esempio il  pied-de-poule o le linee a zig zag di Missoni per arrivare ad un elegante verde Tiffany in onore della grande Maison di gioielleria americana o del celebre film ‘’Colazione da Tiffany’’.  Li ho trovati interni davvero magici, raffinati, eleganti e poco scontati.

Ecco tre esempi sull’ipotesi (veritiera) che il camper è diventato negli anni un mezzo davvero fashion e super raffinato.

Tabbert in versione Donatella Versace

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La prima scelta la dedico a Donatella Versace e al suo azzurro, un colore molto di tendenza per questa stagione: infatti saranno tanti i capi d’abbigliamento che si tingeranno di questo colore che il poeta Gabriela D’Annunzio considerava etero.  Versace per la sua collezione Autunno- Inverno 2016-17 utilizza una  silhouette netta e decisa: i pantaloni sono attillati come leggins. I mini abiti sono brevi e si indossano con giacconi over. Gli abiti da sera sono lunghi interrotti da maxi spacchi. I materiali sono lana, pelle, paillettes, maglia, neoprene, cotone, pelliccia, vernice, shearling, ciré.  Mi piace pensare che quando hanno progettato questo camper si siano ispirati a Versace.

Knaus e Missoni

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Il secondo omaggio lo dedico allo Zig Zag di Missoni. Non pensate anche voi che in questo interno debba vivere una famiglia che veste e che ama Missoni? Le linee e i colori sono simili a questo abito.  Anche in questo interno abbiamo una grande luce dovuta a questo azzurro super fashion e must have di questa stagione.  Sui cuscini notiamo questa stampa maglieria ad omaggiare lo stilista che negli anni, con i suoi “ferri”, ha conquistato il cuore di tanti.  Missoni per la collezione Autunno-Inverno 2016-17 ci presenta una donna dalle forme fluide e morbida. I colori sono tanti e diversi:  cipria, carta da zucchero, giallo lime, bianco, nero, grigio, rosso, viola. E i materiali sono super raffinati e preziosi:  lana, lamé, jacquard, seta, cashmire. Questo è un mood perfetto per partire alla volta della montagna… magari a Cortina!

Armani e Wingamm

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Il mio ultimo e terzo omaggio lo dedico a RE Giorgio Armani  e alla sua collezione haute couture per la linea Armani Privé.  Questa collezione, come tutte le sue di alta moda, ci fanno sognare ad occhi aperti, ci mettono in luce una donna sofisticata e raffinata, unica e mai banale, che anche in pantaloni senza un lunghissimo e suonatissimo abito da sera è elegante. Pensate un po’ a questa stampa  pied-de-poule dei pantaloni di Armani: non assomigliano alle sedute di questo camper? Anch’esso unico e prezioso, possiamo definirlo proprio di haute couture! Per la sua linea di alta moda Armani presenta abiti bustier a colonna che si alternano a piccole giacche sartoriali e pantaloni sarouel o a lunghe gonne con maxi godet. Tutto arricchito da materiali quali: velluto, cristalli, chiffon, tulle, seta, lana, crinolina, organza, jais, perle e piume. I colori sono molti importanti infatti il nero domina sempre, rosa e turchese, argento e champagne.  Qui si potrebbe viaggiare per tutta Parigi e non essere mai fuori moda!

La mia passeggiata per la fiera volge al termine, ho ammirato camper e interni veramente bellissimi paragonabili per gioco o per fortuna a meravigliosi abiti di grandi nomi perché come afferma Armani: ‘’ L’eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare’’.  E questi camper sono memorabili anche perché la mia mente li ha già associati ad abiti che io ritengo opere  d’arte in movimento!

Michele Vignali.