Addio a Azzedine Alaïa. M.Vignali

Domenica, 19 Novembre 2017. 

 

 

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Ieri pomeriggio prima di dar vita all’evento Parole in Atelier ho incontrato Luisella Dalla Chiesa, sotto braccio aveva una monografia dedicata a Azzedine Alaïa così le faccio i complimenti per la lettura e lei mi informa che lo stilista ci ha lasciato in modo silenzioso e del tutto improvviso.

Alaïa uomo di statura piccola ma di grande cultura, capacità creativa ed espressiva. Tutti questi sono gli elementi che contraddistinguono una creazione dettaglia, perfetta, seducente, raffinata e mai banale perché ricca di una grande personalità. Lo stilista, nato a Tunisi nel 1940, si  è spento ieri in modo silenzioso ed improvviso  all’età di 77 anni lasciando il mondo della moda ammutolito e con  un grande vuoto. I suoi abiti e accessori erano amati dal star e top model degli anni Ottanta ne cito una su tutte, la Venere Nera Naomi Campebell che quest’anno è tornata a sfilare per la collezione  Haute Couture  dello stilista.  La passione per la moda dello Couturier Tunisino avviene in modo del tutto spontaneo grazie alle lettura di Vogue giornale di moda amato dalla sorella dove era attratto dallo  stile  di Dior e Balenciaga.  Alaïa studia presso l’Accademia di belle arti di Tunisi, seguendo un corso sulla scultura, sostenuto in questo da Madame Pineau, sua mentore e all’insaputa del padre. Da qui nasce il suo amore per la scultura che cerca di riportare e ricostruire nei suoi abiti scolpendo e lavorando il tessuto come se fosse marmo ma togliendo quella pesantezza che può avere una statua per lasciare la caduta leggera e sensuale del tessuto sul corpo. Prima di lui avevano lavorato al connubio scultura-abito stiliste come Madeleine Vionette o Madame Grès.

Finiti gli studi artistici lascia la sua terra natale per trasferirsi a Parigi nel 1957 anno in cui muore Christian Dior. Inizia una lunga gavetta e carriera come assistente  presso gli atelier di Guy Laroche e poi di Christian Dior. In questo periodo grazie a amicizie comuni Azzedine conosce donne che diventeranno per lui muse d’eleganza e amiche: dalla poetessa Louise de Villemorin a Greta Garbo, da Arletty a Cécile de Rothschild. il vero successo arriva da Thierry Mugler, cui segue la decisione di aprire un proprio atelier a fine anni ’70. La Ville Lumière lo accoglie a braccia aperte e gli spalanca le porte del successo. Schivo e timido, invece che usare la voce ha sempre preferito far parlare i suoi abiti, veri capolavori sartoriali, realizzati con una precisione quasi geometrica, creazioni che sembrano vive, materia tessile in costante tensione. Molte le grandi donne passate sotto le sue forbici, nell’atelier di rue de Bellechasse, sulla Rive Gauche. In quegli anni nella capitale francese conosce e frequenta sempre di più la sua icona la grandissima Greta Garbo. A lei confeziona Per lei confeziona un paio di pantaloni, un pull di jersey e un cappotto di taglio maschile, capi che diventeranno iconici per lui e per chi apprezza il suo stile così femminile e particolare. Nel 1979, realizza la sua prima linea prêt-à-porter, che presenterà poi ufficialmente nel 1981 nel suo appartamento di Rue de Bellechasse. L’hanno del successo  e dell’acclamazione è senza dubbio il 1982 grazie alla sfilata di New York. In questa collezione presenta abiti stretch, tagli laser, utilizzo di zip e forme super femminili in omaggio anche a Mugler.   L’estro nel modificare corpi e profili col suo gioco di taglio era stato celebrato due anni fa nelle sale della Galleria Borghese a Roma, dove tra le sculture del Bernini e del Canova, aveva portato 60 abiti creati nell’arco di un quarantennio. Una mostra-evento con alcune delle icone della ‘soft sculpturè di Alaïa, come l’abito viola realizzato per Grace Jones, e lo storico ‘Bondage dress’ del 1984 nella sala dedicata ai ‘Masterpiecè della sua arte. Un contrasto immaginifico di forbici contro scalpello: «Non penso molto all’eleganza in sé quando creo i miei abiti – aveva detto allora all’Adnkronos – ma al corpo delle donne. Questo per me è quel che conta davvero». Ci ha lasciato un anti conformista, ribelle e creativo che ha segnato le pagine più belle della moda dando vita ad una forma d’arte scultorea in movimento. Addio Alaïa insegna agli angeli a vestire con gusto ed estrema libertà.

Michele Vignali

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Parole in Atelier. M.Vignali

Lunedì, 13 Novembre 2017 

 

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E’ per me un grande piacere annunciarvi un nuovo progetto, uno straordinario connubio artistico tra parole, moda, immaginazione e racconti. Vi parlo dell’evento  Parole in Atelier, che si svolgerà sabato 18 novembre alle ore 17.30  presso l’Atelier della stilista Parmigiana Izabel Narciso in Borgo Padre Onorio 16 C/D, che ospiterà le presentazione del libro I Gemelli di Gheddafi scritto dall’Avvocato milanese Marco Ubezio. A condurre la chiacchierata tra parole, stile e fashion sarò io che cercherò in qualche modo di far rivivere l’importanza dell’Atelier nel momento in cui  un tempo era considerato un luogo di incontro, di suggestioni, punto di unione e fucina creativa dove sviluppare idee e connubi importanti. Oggi quando sentiamo parlare di Atelier ci viene  in mente solo dal punto di vista della creazione di capi d’abbigliamento, dimenticandoci completamente che un tempo all’interno di questi spazi i fruitori si intrattenevano tra  chiacchiere, scambi di idee e racconti, da cui spesso nascevano movimenti artistici e letterari. Posso pertanto citare l’atelier di Elsa Schiaparelli che dialogava con artisti surrealisti come Pablo Picasso, Cocteau o Man Rey, quello delle Sorelle Fontana che a Roma, negli anni Cinquanta, ospitavano la più grande Hollywood sul Tevere di tutti i tempi e per finire citerei l’Atelier di Gianni Versace che ha raccolto le confidenze di Lady Diana portandola a diventare un’ icona di stile. Quindi si comprende l’ importanza del  dell’atelier non solo per mettere in luce chiacchiericcio o pettegolezzo, bensì inteso come possibilità di mettere in correlazione più forme creative e artisti che dialogano tra di loro sul filo di un’intesa, attraverso l’immaginazione.  Sì, l’immaginazione accomuna   sia chi crea un abito e chi compone un racconto perché entrambi, oltre ad immaginare devono avere la capacità di ideare qualcosa di emozionale, suggestivo, che colpisca e resti nel cuore di chi legge e di chi intende acquistare. La giornata di sabato pertanto vuole cercare di  recuperare l’importanza dell’atelier come luogo di incontro e raccoglimento di idee, dialogando verso la concretizzazione di un sogno, con l’augurio di essere sempre grandi sognatori, umili e veritieri, di credere sempre nelle proprie aspirazioni perché un domani potrebbero divenire realtà.  Per me sarà un grande onore poter ricostruire quell’immaginario un po’ amarcord dell’atelier del passato, introducendo sia il lavoro di Izabel Narciso che  la lettura e narrazione del racconto giallo I Gemelli di Gheddafi di Marco Ubezio, che si lega perfettamente al mondo della moda e alla città dinamica e futurista di Milano.

Mi raccomando…segnate l’evento sul vostro calendario!

 

Libro Marco Ubezzio

Per richiedere una coppia del libro ed immergerti in un racconto giallo profondo e dalle mille sfumature  scritto da Marco Ubezio clicca al Link qui di seguito: https://bookabook.it/libri/i-gemelli-gheddafi/

 

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Per scoprire la creatività, stile e ricercatezza artigianale ed espressiva della stilista  Izabe Narciso colleganti al suo sito che rappresenta nella completezza il suo grande lavoro: http://izabelnarciso.com/

Locandina dell’evento creata da Sofia Barbieri.

Michele Vignali.

La storia della Contessa di Castiglione ”Io ho fatto l’Italia” M.Vignali

Mercoledì, 8 Novembre 2017 

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La mia passione per la storia mi ha portato di recente ad approfondire la biografia  di una donna molto importante e influente nel Risorgimento Italiano anche se non tanto idealizzata e ringraziata per il suo lavoro e merito di aver cambiato la storia dell’Italia. Qual è allora la causa? Il fatto principe è che era una donna e che la storia viene scritta e raccontata soprattutto da storici uomini che idealizzano poco il ruolo delle donne nel cambiamento della storia e della società questo accade anche per altri fatti.

Donna colta, intelligente, poliglotta, influente e estremamente bella è la Contessa Virginia Oldoini di Castiglione che entra a buon diritto  tra i personaggi che hanno contribuito alla unificazione e all’indipendenza dell’Italia dalle dominazioni straniere grazie alla sua bellezza, cultura e ruolo da seduttrice. Nata a Firenze il 23 marzo 1837, come marchesina Virginia Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria, figlia del marchese Filippo Oldoini, primo deputato di La Spezia al parlamento italiano e di Isabella Lamporecchi, nobildonna fiorentina. Un infanzia passata in luoghi ricchi di cultura, opulenza, bellezza ed unicità che la portano ad avere una grande conoscenza della storia, dell’arte, del mondo e della cultura.  A diciassette anni va in sposa Francesco Varasis Asinari, conte di Costigliole d’Asti e di Castiglione Tinella, da cui avrà un figlio Giorgio Verasis Asinari, erede del titolo ma morirà molto presto. All’apparenza sembra un matrimonio felice tutto rosa e fiori ma nella realtà dei fatti cerano tradimenti da entrambe le parti. Anche se non è un matrimonio facile e felice gli permette di introdursi alla corte di Torino, che la accoglie con grande ammirazione e calore, dove conosce il Re Vittorio Emanuele II e personaggi influenti, tra cui Costantino Nigra, ambasciatore piemontese a Parigi alcuni biografi, i più accreditati, scrivo che lei fosse l’amante prediletta del Re. Nel capoluogo Piemontese, Torino avvia stretti contatti col cugino del marito Camillo di Cavour, che ha subito modo di apprezzarne il fascino e l’abilità diplomatica nella sua mente riecheggia già l’idea di affidargli un ruolo importante per cambiare la storia dell’Italia.  Virginia è una conoscitrice del francese, ha un innegabile potere di seduzione, ma è anche animata da fervore patriottico; è dunque perfetta per quello che lui ha in mente e che non esita a proporle di lì a poco. La storia segna un fatto molto importante e difficoltoso con il fallimento dei moti del 48 e la sconfitta sabauda nella prima guerra d’indipendenza, Cavour è sempre più convinto che il risorgimento italiano ha bisogno dell’aiuto di un personaggio potente, in grado di schierare il suo esercito a fianco delle armate piemontesi contro l’impero asburgico; questo personaggio non può che essere Napoleone III di Francia, che ama l’Italia e ha più volte dichiarato simpatia per le sue sorti. Qui entra in scena importanza di Virginia è la carta vincente. Certamente Cavour sa convincere la cugina a giocare un ruolo ardito e al limite della convenienza e della moralità, di cui entrambi si rendono conto. Giunta a Parigi nel 1855, pienamente consapevole del valore politico della propria impresa, Virginia Oldoini viene affidata a Costantino Nigra, con il compito di farne una spia. La contessa, che conosce quattro lingue, impara anche un codice cifrato che utilizza nella corrispondenza che tiene costantemente con il governo del Piemonte. Entra subito in società partecipando a feste e spettacoli, indossando gioielli preziosissimi e vestiti tanto audaci quanto inconsueti cercando sempre di immortale un personaggio o dargli un ruolo in feste e apparizioni pubbliche diventando una sorta di incantatrice di stravaganza nella società parigina dell’epoca. Nella capitale Francese, Parigi, ha l’onore di essere accolta nel salotto della principessa Matilde, figlia di Girolamo Bonaparte, ex re di Westfalia, frequentato anche da esponenti del movimento italiano di indipendenza. Qui, in occasione di una festa, conosce l’Imperatore che ne rimane abbagliato. La presentazione ufficiale avviene però più tardi e, nel gennaio del 1856, Virginia può considerarsi giunta al traguardo. La gran presenza mondana e seduttiva della contessa dà ben presto i risultati sperati da Cavour: mondanissima, costosissima, ospitata lussuosamente al castello di Compiègne, la contessa diviene per un anno l’amante pressoché ufficiale dell’imperatore, suscitando invidie, grande scandalo e la furia della cattolicissima consorte: l’imperatrice Eugenia. Così, la “divina Castiglione”, “l’amica dei Re”, “l’Imperatrice senza impero”, “la favorita delle Tuileries”, porta avanti la sua missione che si concretizza “come un frutto maturo” nel Convegno di Plombières, dopo la conclusione della guerra di Crimea a cui il Piemonte aveva partecipato a fianco delle grandi potenze europee, proprio per poter avere un riconoscimento internazionale. A Plombières Cavour incontra Napoleone in un incontro segretissimo, dove l’imperatore francese si impegna formalmente ad appoggiare militarmente il Piemonte in caso di aggressione austriaca. E’ il trionfo di Virginia, che sappiamo, poco dopo lo storico convegno, recarsi a Londra da dove continua la sua attività diplomatica, intrattenendo contatti con esponenti della carboneria in esilio e diplomatici di paesi amici e nemici.Il 2 maggio 1859 l’Imperatore parte per l’Italia dove Vittorio Emanuele aveva dato inizio alla seconda guerra di indipendenza, ma l’armistizio di Villafranca getta acqua sul fuoco delle speranze. Napoleone non rispetta la promessa fatta: quella di liberare dagli austriaci l’Italia fino all’Adriatico, anche per ricambiare l’annessione, patteggiata con Cavour, di Nizza e Savoia. Da questo momento la stella di Virginia comincia a offuscarsi presso la corte francese e la contessa, accusata di cospirazione, viene espulsa dalla Francia e costretta a tornare in Italia, a Torino, dove decide di dedicarsi all’educazione del figlio, rimasto solo dopo la morte del marito, perito in un incidente poco dopo il loro divorzio. Nel 1862, per intercessione dell’ambasciatore Costantino Nigra, tornerà a Parigi con propositi di rivalsa, ma ormai la situazione è definitivamente cambiata e il declino del Secondo Impero, soprattutto dopo la conclusione infausta della guerra franco prussiana, la sollevazione della Comune di Parigi e la conseguente Settimana di sangue che sconvolse la capitale francese, non farà che aggravarne la situazione economica e sociale, oltre che l’equilibrio psichico. Neanche da Vittorio Emanuele II, ormai proclamato sovrano del regno d’Italia, ottiene l’attenzione e il riconoscimento delle sue azioni in favore della politica piemontese, e la sua vita declina così nel silenzio e nel’oscurità dell’appartamento parigino, dove la leggenda racconta che aveva fatto oscurare tutti gli specchi, per non dover assistere al decadimento della sua bellezza. Si narra che conservò fino a vecchiaia avanzata, come una gelosa reliquia, al’interno di una piccola teca sferica di cristallo, la vestaglia di seta verde con cui, durante la notte passata con Napoleone III di Francia, sarebbe cambiata la storia d’Italia. Amante della Fotografia  frequentava spesso  lo studio fotografico di Mayer e Pierson, fu da lei utilizzata ampiamente.  Il procedimento fotografico base, che prendeva le mosse da una posa in acconciatura appositamente predisposta o da un tableau vivent, diveniva così solo la fase di partenza della dinamica creativa. Abbondantemente sull’immagine ripresa veniva poi investito l’intervento di pittori e miniaturisti. Quando necessario c’era l’azione sul’immagine con pastelli e pennelli da parte della stessa contessa, che desiderava fare di ogni atto della sua vita un evento e accrescere geometricamente il desiderio altrui di continuare ad avere il privilegio di vederla. A Costantino Nigra, Virginia Oldoini aveva donato l’album di fotografie, che è conservato al Museo Nazionale del Risorgimento di Torino. Il conte Robert de Montesquiou, il dandy che appare in uno dei più famosi ritratti di Boldini, fu ammiratore di Virginia Oldoini e ne realizzò una biografia, che, alla pubblicazione, ebbe la prefazione di Gabriele D’Annunzio. Quello che è certo è che la storiografia ufficiale ha fatto di tutto per cancellare il suo ruolo nella politica piemontese, anche sostenuta dal fatto che le sue carte, che testimoniavano i contatti da lei avuti con molti importanti personaggi dell’epoca, furono sottratte e si scrive che sia  bruciate dalla polizia subito dopo la sua morte, avvenuta il 28 novembre 1899 l’anno in cui finisce un secolo e ne inizia un altro. Peccato che la storia abbia fatto finire così presto la sua anima e grandezza che ha cambiato la storia, molto spesso  le persone che cambiano la sorta della storia non vengono ringraziate e ricordate per merito e impegno. Una donna moderna, bella, che dice ‘’ io ho fatto l’Italia’’ peccato che però la sua storia sia caduta un po’ nell’ombra, nascosta e taciuta per non esaltare l’immagine di una donna che si è venduta anima e corpo per cambiare le sorti della storia.  Quello che lei diceva molto spesso nei salotti e nelle sue lettere era questo:  ‘’La cosa che amo di più al mondo è la mia libertà.”

 

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Michele Vignali.

Sciuragram: le signore over 60 lanciano la nuova tendenza.M.Vignali

Domenica, 22 Ottobre 2017.

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Avreste mai pesato che le Sciure milanesi potessero diventare il nuovo trend su Instagram e che avrebbero fatto impazzire il web? Sicuramente no!

Il termine Sciure significa in dialetto milanese semplicemente ‘’signore’’ e descrive perfettamente delle belle donne over 60 che si distinguono per eleganza e classe. Queste bellissime signore, ultimamente, hanno dimostrato di riuscire a tener testa alle più popolari influencers, facendo breccia nel cuore dei millennials.

All’estero da anni, esistono blog di successo che trattano lo stile signorile come Advancestyle con argomenti di vario genere. Le protagoniste, non più giovani, si distinguono per uno stile ricercato, personale, eccentrico ma estremamente unico. Instragram, rappresenta attualmente un ricettacolo mondiale per tendenze, moda stili di vita e vanta la presenza di milioni di iscritti che postano, come in una vetrina globale, momenti di vita quotidiana, foto, video, storie. Nascono così le nuove professioni come blogger, influencers, trend setter, che si immortalano e lanciano messaggi didascalici in un’accanita gara tra likes e followers. Dietro questi account si celano personaggi già noti al grande pubblico o pseudonimi, che sono diventati fonte d’ispirazione per gli stilisti tanto da omaggiarli con collezioni e prodotti moda come nel caso dei millennials di Dolce&Gabbana.

Su Instagram troviamo due categorie ben distinte: da una parte, ci sono i giovani ricchi, viziati, un po’ cafoni e senza stile e dall’altra, delle bellissime sciure che impazzano e si distinguono sul social per eleganza, portamento e classe. Queste donne non hanno nulla da invidiare alle giovanissime e ammiccati Influencers, e rappresentano un’eleganza autentica, non “acquistata al supermercato sotto casa” ma riescono a trasmettere un appeal da diva di altri tempi, per consapevolezza e per uno charme innato.

L’account instagram Sciuragram, è sicuramente tra i più popolari. Pensate che è stato creato solo qualche mese fa da un giovane studente della Basilicata, che da tre anni vive e studia a Milano. Attualmente questo profilo conta la bellezza di 186 post e di 74 k followers.  L’idea è nata per omaggiare lo stile, l’eleganza, il portamento e la classe quella più semplice e innata che viene vestita e portata con disinvoltura e nonchalance. È certamente uno stile fatto di semplici capi come tailleur colorati, pellicce finissime, soprabiti e cappottini bon ton, tacchi bassi o medi, file di perle e gioielli in vista, capelli sempre perfetti e pettinati, foulard di seta al collo griffati, borse a mano di vera pelle e grandi occhiali da diva indossati per celare lo sguardo di una perbenismo innato.

Questo è l’identikit per riconoscere le Sciure Milanesi che hanno sempre animato e rappresentato la città trasformandosi oggi in un fenomeno di massa sui social network e tra i loro followers vantano grandi nomi come Stefano Gabbana, Alessandro Dall’Acqua e manager di Gucci che si sono dimostrati entusiasti dell’iniziativa, scanzonata e mai offensiva, perché le sciure raccontano uno specchio della realtà che insegna ai giovani il vero portamento e la vera eleganza.

Questo stile da signora perbene più volte è stato fonte di ispirazione per i designer e le grandi maison della moda perché come dice Armani ‘’ L’eleganza non è farsi notare ma ricordare’’.  Le Sciure vincono su tutti e piacciono perché si contraddistinguono per la loro originalità e si contrappongono a tutto quel kitsch a cui siamo purtroppo oggi abituati. Evviva le Sciure!

Michele Vignali

Fonte immagini Sciuragram.

L’articolo lo trovate anche in Alvufashionstyle nella sessione Vintage-Amarcord.

 

Un petit defile di Vittorio Camaiani a Bologna dove ero presente. M.Vignali

Martedì, 17 Ottobre 2017.

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Cronaca mondana di una serata con Vittorio Camaiani in Galleria Cavour a Bologna.

 

Vittorio Camaiani ha portato in passerella la collezione Autunno-Inverno 2017-18 dal titolo ‘’Vittorio Camaiani a Marrakech’’ presentata a luglio durante la settimana dell’Alta Moda a Roma. Questa opera d’arte in movimento prende il nome da un viaggio nell’affascinante Maghreb e trae ispirazione dai colori, dai pattern e da un mix di etnie che hanno reso questo luogo magico e misterioso.

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Allo stilista Camaiani va sicuramente dato un merito, ossia quello di aver creato un evento che ha un sapore squisitamente nostalgico ma anche di impegno profondo e veritiero. Inoltre, si è distinto notevolmente per la salvaguardia della nostra storia e delle tradizioni che vengono coniugate alla cultura e ai costumi appartenenti ad altri popoli. I suoi “Atelier Per un Giorno”, che fanno tappa in diverse città italiane, sono delle vere e proprie cartoline che raccontano sia la collezione attraverso un raffinato défilé con abiti e accessori che si distinguono per l’alta sartoria, per il gusto impeccabile, ma soprattutto per quella capacità di emozionare con gli occhi increduli di chi lo osserva, esattamente come un’opera d’arte in movimento.

Un catwalkstudiato, sin nei minimi dettagli, come si usava fare a Parigi negli anni Cinquanta, dove tutto riflette in un’alchimia suggestiva, lo straordinario Magreb. Un mondo lontano rispetto al nostro riguardo usi e costumi ma la collezione sembra quasi tendere la manoda Occidente ad Oriente,in un sodalizio, creato ad hoc, tra arte, forme e colore.

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Vittorio Camaiani parla un linguaggio raffinato e semplice fatto di creatività e moda, di passato e presente, di unicità artigianale. Maestro del “cucito a mano” e del tayloring su misura, riesce con cura, dedizione e attenzione per i dettagli a distinguersi sempre per la sua autenticità. Sfilano abiti che sembrano mosaici marocchini mixati perfettamente all’interno di un happening artistico che riesce sempre ad avere sfaccettature diverse, come in un quadro dalle infinite percezioni.

 

L’Atelier per un Giorno, è un progetto che non intende solo esaltare una collezione ma cerca un modo alternativo di porsi come un luogo di incontro tra clienti ed amiche che si incontrano in un salotto esclusivo per raccontarsi e condividere insieme “Momenti e Vissuti di Alta Moda”. Il backstage si trasforma poi in un piccolo atelier dove le clienti possono scegliere i propri capi ed il maestro Camaiani dirige le prove come un direttore d’orchestra, suggerendo e dispensando consigli.

 

Poterlo ammirare durante una prova di una cliente, sulla scelta di un capocome un cappotto,è davvero emozionate perché si nota la cura, la passione, la creatività,l’intimità che si va a instaurare tra lo stilista e la persona. Ed è straordinario se pensiamo a quanto la società di oggi sia cambiata con gli e-commerce on line e di come sia tutto sfuggente, sempre meno empatico e impersonale.

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Mentre ammiravo tutto ciò pensavo e immaginavo di essere in un film d’altri tempi, dove tutto può succedere e vivi le emozioni nella sua interezza e quando arrivi ai titoli di coda, provi quel desiderio irrefrenabile di riavvolgere il nastro per ammirare nuovamente la bellezza, il racconto di un’atmosfera magica che permane sulla pelle e sentire quei brividi ancora per una volta.

 

 

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Michele Vignali

Foto di Sofia Barbieri.

 

 

 

Camaiani sfila con la collezione Marrakech alla Galleria Romana. M.Vignali

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Lo stilista Vittorio Camaiani sfila con la collezione Marrakech presso la Galleria Romana Spazio Nuovo.

L’evento che si è tenuto il 5 Ottobre, ha permesso alla Galleria di rafforzare i propri legami con importanti collezionisti e istituzioni internazionali, diventando punto di riferimento per costruire una collezione privata di opere fotografiche.

Anche questa volta Camaiani, “artista dell’abito”, non si smentisce e grazie al suo estro riesce a trovare un equilibrio perfetto tra arte, moda, cultura, prendendo spunto da ispirazioni diverse e cucendo insieme atmosfere e mood che sembrano quasi dialogare con il mondo circostante.

L’ultima collezione dello stilista marchigiano è ispirata a un viaggio in Marocco che lo ha portato a confrontarsi con l’universo misterioso, unico, colorato del Magherb.

La collezione autunno-inverno diventa un perfetto omaggio a quella terra lontana caratterizzata da spezie, mosaici e da luci abbaglianti che si contrappongono ad ombre misteriose. Camaiani rende omaggio al Marocco, luogo magico a cui era tanto affezionato lo stilista Parigino Yves Saint Laurent, che negli anni sessanta ha acquistato una bellissima dimora a Marrakech.

Molto spesso le suggestioni di questa grande città sono entrate a far parte delle ispirazioni dello stilista dando forma a capi d’abbigliamento che hanno segnato la storia: se si pensa per esempio alla Sahariana.

Camaiani emula nella sua collezione tutto quel mondo ispirandosi all’icona dell’epoca Talitha Getty la prima fashion icon che dagli anni Sessanta ha interpretato la prima estetica etno-chic del Marocco a Roma.

Per la parte giorno, il giallo, il rosso, l’ocra, si trasformano per magia negli intarsi delle bluse in cachemire in deliziosa carta da zucchero, che cita la latta dei barattoli delle botteghe del souk di Marrakech. Le spezie tornano poi nei riquadri sartoriali in lane bouclé, tweed dei cappotti a vestaglia e nei ponchos.

Il blu indaco dei mosaici della Madrasa Ben Youssef compare nelle tessere di lana bouclè appoggiate alla silhouette dei pantaloni o nelle tasche delle gonne in flanella grigia, in un gioco suggestivo e quasi futurista che compone e ricompone i disegni tipici dell’arte marocchina.

Al calar della sera, quasi per magia, le mise diventano ancora più esclusive: le bluse di organza di seta si impreziosiscono di maxi tessere tempestate da cristalli in un mosaico apparentemente scomposto, abbinate a pantaloni neri decorati a tessere multicolor. Le tute caftano e gli abiti da sera alternano sapientemente i batik dipinti a mano su disegno dello stilista alle lane ricamate.

Il metallo lavorato artigianalmente con placche decorative proviene direttamente dal souk di Marrakech e si appoggia sulle spalle di giacche in flanella grigia e chiffon. Le calzature realizzate da Lella Baldi vengono declinate nella palette della collezione in stiletti e stringate che citano le babouches, mentre i cappelli che accompagnano molti dei capi richiamano in versione femminile il tipico fez marocchino.

La grandezza dello stilista sta sicuramente nel saper creare un connubio costante tra il mondo circostante e l’arte. Il mondo è talmente vasto che solo l’acume attento di un’artista riesce a coglierne i particolari e Camaiani in questo è un gran maestro perché riesce sempre a sbalordirci con la propria visone, grandezza ed unicità dando vita a nuove forme di bellezza.

Michele Vignali.

L’articolo lo trovate nella sessione Vintage-Amarcord nel blog di Alvufashionstyle.

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Foto Carlo Tosti.

Tutorial di moda: tra ieri e oggi di M.Vignali.

Martedì, 3 Ottobre 2017 

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Tutorial di moda: prima dei Social Network e degli Influencer come venivano lanciate le tendenze e dove si potevano reperire i cartamodelli? Scopriamolo insieme!

Oggi è tutto più veloce, dinamico, volubile, in continuo cambiamento. Tutto questo è influenzato dalle nuove tecnologie, nuovi canali di comunicazione, dai Social Network che hanno visto prosperare una pletora di fashion blogger ed infuencer che sembrano essere diventate le nuove figure di riferimento per la moda e lo stile. Un tempo, però, non esistevano fashion blogger, Instagram e gli e-commerce, ma riviste di moda cartacee che lanciavano idee, tendenze, forme d’arte e connubi interessanti.

All’interno si potevano anche trovare i primi tutorial dell’epoca, che ovviamente non venivano realizzati dai popolari e odierni youtuber, ma da giornaliste, che con la loro macchina da scrivere stilavano articoli, illustrati dai grafici per rendere il tutto più appetibile al grande pubblico.

A riguardo, ho trovato molto interessante nel libro di Daniela Calanca “Storia sociale della moda contemporanea” Bononia University Press Bologna 2014 l’immagine di una pagina della rivista di moda Grazia del 1 dicembre 1938, in cui viene pubblicato un articolo dal titolo ‘’ Una gonna otto abiti’’.

Immaginate per un momento cosa significava aver vissuto quegli anni. Siamo alla fine degli anni Trenta: l’arrivo di un secondo conflitto mondiale, le leggi fasciste e naziste si impongono sulla società, ci sono i razionamenti anche su abiti e tessuti. La moda, riflette come uno specchio, tutti questi cambiamenti che porteranno agli anni più neri della storia.

Questo articolo-tutorial descrive perfettamente, attraverso delle illustrazioni, come una semplice gonna a campana reversibile possa essere trasformata in altri abiti dal gusto semplice, raffinato e ricercato. Addirittura è presente il cartamodello con una spiegazione dettagliata sulle fasi di lavoro per poter arrivare a realizzare il prototipo.

In quell’epoca, tutte le donne possedevano una macchina da cucire in casa, e più o meno tutte sapevano cucire e creare un modello. Si narra addirittura che si organizzassero dei gruppi d’incontro in case di altre signore per imparare a cucire o perfezionarsi.

Nell’immagine, la gonna a campana in versione portafoglio si trasforma in una cappa e una volta agganciato il primo bottone muta in una bellissima mantella, perfetta da indossare sulle spalle per una serata mondana, per la messa domenicale o in un incontro pomeridiano per un caffè con le amiche.

La gonna poteva essere realizzata con tessuti pregiati o meno a seconda della funzionalità.  Questa è solo una delle tante rappresentazioni di tutorial di moda dell’epoca. In altri casi spiegavano come dare un nuovo stile ai cappotti vecchi, girare i colletti, come cambiare bottoni e fodere, accorciare le maniche o in casi più estremi, ridimensionare un cappotto da adulto adattandolo per bambino.

Tutto questo ci dimostra quanto il passato possa essere ancora attuale e viceversa. La moda, con i suoi modelli iconici e non, ormai diventati vintage, è sempre una grande fonte d’ispirazione e un’interessante storia di tutti i giorni ancora da raccontare e da scoprire pagina dopo pagina.

Michele Vignali.

L’articolo lo trovate anche in alvufashionstyle nella sessione Vintage-Amarcord.